Il saluto romano si fa in un solo modo. Scalfari intervistato da Buttafuoco / 2

Bisogna dire che Eugenio Scalfari è anche un uomo di spirito, l’imprinting c’è tutto e a vederlo col braccio levato, pur da seduto alla sua scrivania nell’ufficio a largo Fochetti (il regno da lui creato da dove oggi s’emana il gruppo editoriale L’Espresso-La Repubblica) l’effetto è strepitoso. “Il saluto romano si fa in un solo modo. Tanto per cominciare s’avanza a passo marziale, quasi un passo dell’oca, dopo di che si porta il palmo della mano aperta all’altezza degli occhi, ci s’irrigidisce e si battono i tacchi”.
29 MAG 08
Ultimo aggiornamento: 19:35 | 13 AGO 20
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[…] Bisogna dire che Eugenio Scalfari è anche un uomo di spirito, l’imprinting c’è tutto e a vederlo col braccio levato, pur da seduto alla sua scrivania nell’ufficio a largo Fochetti (il regno da lui creato da dove oggi s’emana il gruppo editoriale L’Espresso-La Repubblica) l’effetto è strepitoso. “Il saluto romano si fa in un solo modo. Tanto per cominciare s’avanza a passo marziale, quasi un passo dell’oca, dopo di che si porta il palmo della mano aperta all’altezza degli occhi, ci s’irrigidisce e si battono i tacchi”.
Eugenio Scalfari che s’impossessò del fascismo dei giovanissimi avrebbe ricevuto l’encomio da Achille Starace in persona: “Perdevamo mesi e mesi per imparare queste stronzate”.
Appuntamento a largo Fochetti, palazzo “Repubblica”, quello che per i taxi è via Cristoforo Colombo 90. Eugenio Scalfari che ha dedicato al fascismo un bellissimo capitolo del suo commovente romanzo autobiografico, “L’uomo che non credeva in Dio” (Einaudi), non ha cancellato le tracce. Non ha vissuto la doppiezza né quel patto di rimozione collettiva cui, al contrario, la maggior parte dei “redenti” ha fatto affidamento per poi fabbricare la verginità democratica e antifascista.
Scalfari che accetta di raccontarci il suo viaggio attraverso l’Italia del Duce quando “quaranta milioni di fascisti scoprirono di essere antifascisti”, ci ricorda la polemica che nell’Italia ormai matura di democrazia investì Leopoldo Piccardi: “In una nota a margine di uno dei libri di Renzo De Felice si venne a sapere di una partecipazione di Piccardi nel 1936 ad un convegno sulla razza a Berlino. […]